LA RISPOSTA DEI MUSEI ITALIANI AL CORONAVIRUS: DIFFONDIAMO CULTURA E POSITIVITÀ ATTRAVERSO IL WEB

di Stefania Zardini Lacedelli

In questi giorni cosí difficili dove le precauzioni contro la diffusione del Coronavirus hanno immobilizzato gran parte del Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte, tanti musei chiusi stanno facendo sentire forte la loro voce, nel web. Chiuse le loro porte, ma non la loro energia pulsante di luoghi di cultura, che anche e soprattutto nei momenti di crisi, può aiutare a ritrovare positività ed energia.

#aportechiuse, #laCulturaCura, #cronachedalmuseochiuso, #resistenzaculturale, #culturavirus, #salcechiusomanontroppo, #DolomitesMuseum sono solo alcuni degli hashtag che si stanno diffondendo in rete, e che stanno portando direttori e curatori dei musei a raccontare le proprie collezioni e dialogare con il pubblico attraverso il web. Con tutti i mezzi digitali oggi a disposizione: dirette streaming, video condivisi su Facebook, rubriche settimanali, campagne tematiche di racconto del patrimonio. Dalla Pinacoteca di Brera al Museo Egizio di Torino, dalla Collezione Salce al Museo Archeologico di Venezia, fino ai Musei delle Dolomiti: i musei aprono virtualmente le proprie sale e ci raccontano storie, reperti, testimonianze, oggetti. Un fermento che attraversa musei grandi e piccoli, si trasmette da città in città, di regione in regione, di vallata in vallata. I musei al tempo del coronavirus continuano a svolgere la loro missione a porte chiuse, ma con i loro spazi digitali aperti: arricchiscono la mente, nutrono di bellezza, incantano. E mentre diffondono cultura, trasmettono fiducia, positività, nutrimento, tutti ingredienti più che mai necessari in un momento come questo. “Vogliamo mostrare – dice James Bradburne, Direttore della Pinacoteca di Brera nel video Appunti per una resistenza culturale – “che il cuore della città batte ancora. Combattiamo questo momento di panico, tristezza, preoccupazione, combattiamo e siamo qui per la città, come luogo di distrazione, consolazione, luogo per aiutare a resistere a tutti i guai che affrontiamo adesso”.

Ed è questa la risposta di tanti musei del Nord Italia: il Museo Archeologico di Venezia con le sue #cronachedalmuseochiuso, il Museo Egizio con le passeggiate virtuali con il Direttore, il Museo Salce con la rubrica settimanale #salcechiusomanontroppo, i Musei delle Dolomiti con la campagna #DolomitesMuseum.

Ma se anche questo è un modo di vivere cultura, quali sono gli spazi del museo oggi? Il web e i social media sono canali ancillari che aiutano il museo a comunicare le proprie attività, o sono spazi altri dove la cultura può essere diffusa in forme e modi diversi da quelli tradizionali?

“Un museo non è soltanto i suoi oggetti fissi – continua James Bradburne ‘Non dobbiamo sempre ‘venire’ al museo, possiamo ‘offrire’ il museo”.  Cosa può offrirci, il museo oggi?

Tutto quello che ci si aspetterebbe di trovare in un museo fisico, e molto di più. È arrivato il momento di prenderne atto collettivamente: di riconoscere come ‘museo’ anche ciò che si sviluppa al di fuori delle sue pareti fisiche. Istantanee dalla collezione, campagne tematiche, contest online che spingono a reinterpretare gli oggetti e partecipare attivamente alla vita del museo. Sono, queste, nuove forme di cultura, che richiedono tempo, energie, competenze.  Per questo, mentre cresce la consapevolezza che un museo ha tanti modi di essere aperto, devono parallelamente crescere anche le professionalità coinvolte nello sviluppo di queste attività. “Del museo siete abituati a visitare la parte espositiva – ricorda Christian Greco, direttore del Museo Egizio nel primo post #aportechiuse – Eppure nel museo lavorano tantissime persone che anche in questi giorni, per voi, si prendono cura degli oggetti, portano avanti progetti di restauro, fanno ricerca, di modo che quando avremo la possibilità, saremo pronti ad accogliervi di nuovo e raccontarvi nuove storie.” Più un museo cresce in personale, più il suo cuore batte, e fa battere quello della città e del territorio in cui è inserito.

E allora l’augurio è che questo fermento in rete possa continuare anche una volta che i musei riapriranno: perché abbiamo bisogno di loro, soprattutto adesso. Abbiamo bisogno della loro capacità stimolare il pensiero, aprire la mente, trasmettere una lettura complessa del mondo. Abbiamo bisogno della loro innata propensione a includere, coinvolgere, raccontare. Abbiamo bisogno della loro esperienza nel conservare il passato per aiutarci a immaginare il futuro. Sono i nostri baluardi di bellezza. Non solo ai tempi del Coronavirus.